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Categoria: Riflessioni

Home / Riflessioni
18Aprile
2025

Ho fatto Pasqua – Domenica di Pasqua /C

18 Aprile 2025
Riflessioni
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Domenica 20 aprile 2025 

Cosa significa «fare Pasqua», per noi, oggi? Una pausa, una vacanza, una festa? Una ricorrenza, un’Eucarestia, un pensiero? Un annuncio incredibile, una vaga speranza, una prospettiva di vita? Un cambiamento importante, un appoggio decisivo, la roccia su cui fondare la nostra storia? Ci sono tanti modi per vivere la Pasqua, perché l’evento della risurrezione di Cristo cozza con ciò che è razionale e si può toccare con mano. Sì, Pietro e Giovanni il «primo giorno della settimana» constatano che il sepolcro è vuoto, che il sudario è ripiegato, che le donne avevano ragione. Ma «non avevano ancora compreso la Scrittura, cioè che egli doveva risorgere dai morti».

Noi sappiamo che Gesù aveva ripetuto più volte questa certezza su di sé. Era convinto che Dio non abbandona nelle braccia della morte chi è stato pieno di vita e di amore nell’esperienza terrena. Dio è il Dio dei viventi: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Elia… continuano a esistere in Lui. Per questo Pasqua è un’occasione per ripensare alla meta della vita eterna, di fronte alla quale tante preoccupazioni terrene calano di intensità, diventano relative, spengono la loro urgenza. Piuttosto, per la serenità di ogni giorno, dovremmo imparare a vivere sempre con un occhio al Cielo, nella consapevolezza che è lì che siamo destinati, e l’unico vero pericolo è quello di non farci trovare vivi all’appuntamento con Lui.

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11Aprile
2025

Le tenebre non sono per sempre – Domenica delle Palme /C

11 Aprile 2025
Riflessioni
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Domenica 13 aprile 2025 

Nei momenti più tristi e complessi della vita, noi cristiani abbiamo la possibilità di trovare compassione, comunione e consolazione nelle pagine del Vangelo, nelle ultime ore della vita di Gesù. Quell’uomo tradito da uno dei suoi Apostoli, ma incompreso e abbandonato da tutti gli altri. Quell’uomo in preda all’angoscia dell’attesa, sconfitto come maestro perché i suoi amici scordano il suo messaggio non violento, disprezzato da chi ha un’immagi-ne diversa, magica o regale, del Messia. Quell’uomo costretto dalla propria coerenza a confermare la verità, dando una ragione inappuntabile alla condanna, in quanto auto dichiaratosi Figlio di Dio. Quell’uomo ricoperto di insulti, derisioni, violenze di ogni genere.

Quell’uomo che vede il valore della propria vita considerato inferiore a quello di un rivoltoso e omicida. Quell’uomo che viene appeso sulla croce, alla berlina dei soldati e del popolo, e passa le sue ultime ore tra sofferenze atroci; e nonostante questo ha ancora la forza di perdonare, di riempire di speranza il buon ladrone, di consegnare nelle mani di Dio il suo spirito. Quest’uomo ci ha mostrato come si può essere più forti del male, si può attraversarlo senza abbattersi ed essere sconfitti, si può conservare la fiducia e la speranza nei momenti peggiori. Fu buio su tutta la terra da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Poi la luce tornò.

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05Aprile
2025

Neanche io ti condanno – V Domenica di Quaresima /C

5 Aprile 2025
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Domenica 6 aprile 2025 

Gesù è per noi cristiani colui che ci svela il volto di Dio. Conosciamo la sua misericordia attraverso le parole e le opere di suo Figlio. Possiamo crederci perché abbiamo visto nella storia di quell’uomo il potere liberante della misericordia.
C’è una certa confusione su questo termine, nel linguaggio comune. Qualcuno immagina che, vista la bontà di Dio, sia piuttosto equivalente peccare o non peccare. Qualcuno pensa che, dati i limiti umani, sia inutile lottare contro i vizi e impegnarsi per la realizzazione di un mondo migliore. Di fatto svilisce il peso dei propri sbagli sulle altre persone.
Gesù non nega né giustifica il peccato della donna adultera. Anzi, le intima di non peccare più. Di fronte alla domanda di scribi e farisei che gli chiedono un parere sulla Legge di Mosè, Gesù non la corregge. Non è in discussione quel peccato: come Dio non ha tradito il suo popolo, gli esseri umani non tradiscano il meraviglioso patto che costruisce una nuova famiglia.
Gesù sembra prendere tempo. Scrive nella terra polverosa della città, si mette in ascolto delle fatiche di quella persona che ha sbagliato, si chiede se quella condanna estrema e definitiva (la morte per lapidazione) sia davvero la volontà del Padre. La misericordia non cancella la giustizia, semmai mette di fronte alla verità: ha diritto di eseguire la condanna chi non ha mai peccato. Sappiamo che non si trovò nessuno.

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28Marzo
2025

Lasciatevi riconciliare con Dio – IV Domenica di Quaresima /C

28 Marzo 2025
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Domenica 30 marzo 2025 

Se i messaggi della prima parte della Quaresima ponevano l’accento sulla consapevolezza dei propri peccati e sulla necessità della conversione, questa seconda parte è centrata sulla volontà di Dio Padre di riconciliarsi con noi.
Egli sta sempre dalla nostra parte: provvede al sostentamento del suo popolo all’uscita dall’Egitto (prima Lettura), non imputa agli uomini le colpe offrendo la vita del Cristo come segno di riconciliazione e salvezza (seconda Lettura), reintegra i suoi figli perduti e fa festa quando tornano a casa (Vangelo).

Naturalmente, nel suo amore immenso, non calpesta né limita la nostra libertà di pensare e agire. Per questo la scelta della riconciliazione è soltanto nostra.

Tocca a noi, come il «figliol prodigo», ritornare in noi stessi, comprendere la portata e le conseguenze delle dissolutezze compiute, a volte avere l’impressione di aver toccato il fondo. Va da sé che non è questo il desiderio del Padre, vorrebbe evitarci inutili sofferenze. Dobbiamo però ammettere che possono essere terapeutiche, se servono a evitare in futuro simili errori.
Tocca a noi, come il fratello maggiore, imparare dal Padre la misericordia, che si declina nell’assenza di pregiudizi, nell’accettazione dei limiti dell’altro, in una gioia che non può essere piena se ogni componente della famiglia umana non è salvo.

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22Marzo
2025

Il tempo non è infinito – III Domenica di Quaresima /C

22 Marzo 2025
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Domenica 23 marzo 2025 

C’è un dono, di cui forse non siamo mai abbastanza riconoscenti, che riceviamo ogni giorno: il tempo. Un’opportunità da riempire con le nostre scelte: anche quella di lasciarlo semplicemente scorrere è in effetti una scelta! Viceversa, nel tempo possiamo essere qualcosa: vegetare o portare frutto, per noi o per altri. C’è chi ritiene che la vita sia da spremere e godere; c’è chi matura passando dal ruolo di figlio a quello di padre; c’è chi pensa che le doti e gli strumenti ricevuti assumano il proprio senso soltanto se messi a frutto e condivisi. Quest’ultima prospettiva è quella evangelica. Come avvenne a Gesù, è secondaria la quantità di tempo avuta a disposizione, come la quantità di frutti prodotti. Ciò che conta è l’aver compiuto lo scopo per cui si è al mondo: come quell’albero piantato perché dia fichi al vignaiolo.

Se riteniamo, a qualsiasi età, di dover ancora svolgere il nostro compito, il Vangelo di oggi ci richiama all’urgenza del nostro impegno. Ci ricorda che è bene lavorare sul nostro terreno e concimarlo; fuor di metafora, si tratta di prepararsi per dare il meglio nel campo che ci è più congeniale. E poi raggiungerlo. I fatti di cronaca a cui Gesù accenna, come altri mille che possiamo trovare in qualsiasi quotidiano, ci dicono che il tempo che è assegnato a ciascuno non dipende dai suoi meriti o dalle sue colpe. Semplicemente, non lo conosciamo. Per questo non possiamo permetterci di sciuparlo.

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13Marzo
2025

Uno squarcio nell’incredulità – II Domenica di Quaresima /C

13 Marzo 2025
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Domenica 16 marzo 2025 

Quanto conta nella nostra vita la fede? Non soltanto l’adesione al «credo» cristiano, ma l’atteggiamento di fiducia in Dio Padre, la consapevolezza che lui manterrà le sue promesse, la scelta di ab-bandonarsi tra le sue mani?
Non mancava certo di fede il patriarca Abramo, che credette a una discendenza numerosa come le stelle del cielo quando non aveva neppure un figlio. Come Gesù, colloquiava con Dio ed era aperto a ciò che ci supera, avviene come un prodigio e ci conferma, almeno per un tempo limitato, che siamo sulla giusta strada.

I segni non sono prove, giungono improvvisi in un contesto incerto, come un dono gratuito, e si possono soltanto testimoniare. Pietro, Giacomo e Giovanni avranno certo dubitato sulla realtà della visione di Gesù trasfigurato, insieme a Mosè ed Elia, di cui certamente non conoscevano il volto. Avrebbero voluto afferrare la verità, ma questa scomparve nella nube, segno dello Spirito di Dio.

Sappiamo che questo segno non fu sufficiente a renderli più coraggiosi degli altri Apostoli nei momenti della passione e della morte del Signore. Ma tutto questo è stato scritto per noi, per spingerci a fidarci in un Dio che ha chiara la gloria che spetta a chi lo avrà intuito e seguito, pur tra gli errori e i dubbi dell’esistenza, nel suo percorso di vita.

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06Marzo
2025

Quel demonio del male – I Domenica di Quaresima /C

6 Marzo 2025
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Domenica 9 marzo 2025 

«Forse il maggior successo del demonio in questi tempi è stato farci credere che non esiste», confessava l’arcivescovo Bergoglio a un suo amico rabbino. In effetti il diavolo oggi è spesso visto come un personaggio mitologico, uno stratagemma per tenere buoni i bambini, o – peggio – un fenomeno di folklore con derive psicologiche pericolose quando diventa culto di Satana. Abbiamo poi un occhio benevolo nei confronti delle tentazioni, spesso cavalcate dalla pubblicità che, strizzandoci l’occhio, ci convince che ogni tanto sia permesso cascarci; anzi, in fondo è il bello della vita!

Nella Vangelo il diavolo è l’oppositore di Dio, l’ostacolo al suo piano d’amore, l’entità che cerca di convincerlo a lasciare le cose come stanno, a non impegnarsi per salvare l’umanità. La lotta di Gesù non è all’esterno, ma all’interno di sé e degli uomini. Lì nasce il male, nell’accettazione dei ragionamenti del tentatore. Egli allora e sempre suggerisce la ricerca del possesso, del potere e del prestigio, dove l’io è al centro e gli altri sono funzionali ai propri interessi; suggerisce di dar spazio agli istinti e alle passioni insane, di calpestare la dignità e la coscienza altrui, di annullare scrupoli e ripensamenti.

In questa Quaresima non abbiamo paura a guardarci dentro con lo sguardo limpido di un bambino: sarebbe fiero di tutto ciò che facciamo? Attraverso di noi l’umanità cresce o no?

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28Febbraio
2025

L’albero, le radici e i frutti – VIII Domenica del Tempo Ordinario /C

28 Febbraio 2025
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Domenica 2 marzo 2025 

In questa settimana con il rito delle Ceneri si apre la Quaresima. Sarà un ulteriore appello a scendere nella nostra interiorità, a fare il punto su ciò che siamo e su ciò che vogliamo diventare, a capire di cosa si nutre la nostra anima, cosa l’appassiona e la riempie di vita e di eternità.

Ci mettono sulla giusta lunghezza d’onda le letture di oggi, la sapienza del Siracide e la schiettezza di Gesù. Un’immagine è comune: dai frutti si riconosce l’albero. Così dalle parole e dalle opere di un uomo si riconosce ciò che è al centro della sua vita. «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene». Giova ricordare che nel linguaggio semitico il cuore non è sede dei sentimenti, ma dei pensieri, dei desideri, della volontà. Gesù, dunque, suggerisce di scandagliare ciò che ci muove all’azione, di fare attenzione ai nostri interessi e alle nostre scelte, di far crescere la bontà dentro di noi.

Ecco l’opportunità della Quaresima: rendersi conto che nel nostro occhio ci sono spesso travi che non notiamo, vizi che non consideriamo più tali, omissioni la cui esistenza non ci sfiora minimamente. Eppure, tutto questo aumenta l’ingiustizia e la sofferenza nel mondo, carica su altri pesi che non meritano, spegne la nostra vitalità. Solo così potremmo essere veri testimoni del Maestro, e sapremo guidare chi ci chiede lumi senza cadere ambedue in un fosso.

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21Febbraio
2025

L’amore smisurato – VII Domenica del Tempo Ordinario /C

21 Febbraio 2025
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Domenica 23 febbraio 2025 

Per accogliere il Vangelo di oggi forse dovremmo recarci all’alba d’estate su un monte, e contemplare i paesaggi circostanti. Do-vremmo lasciarci scaldare dal sole e respirare a pieni polmoni ciò che la vita gratuitamente offre a ogni essere umano. Forse così comprenderemmo l’Altissimo, che è «benevolo verso gli ingrati e i malvagi».

Sembra davvero smisurato l’amore che Gesù ci indica: evitare condanne e giudizi; dare senza contraccambio; perdonare i torti; benedire chi ci maledice; offrire l’altra guancia a chi ce ne percuo-te una; pregare e fare il bene per quelli che ci odiano. Un amore che alla nostra ragione pare eccessivo e persino ingiusto, oltre che piuttosto impraticabile. Già… non è facile comportarci così con i nostri familiari, figuriamoci con coloro che non conosciamo, che ci vengono dipinti come nemici, o che hanno mostrato odio nei no-stri personali confronti!

Ma, tornando a guardare l’amore misericordioso del Padre nostro (Padre di tutti), potremmo comprenderne e assumerne le scelte. Lui, che conosce ogni essere umano, le sue possibilità e la sua storia, ci chiede di osservare gli altri interrogandoci su ciò che fa-remmo o vorremmo al posto loro; ci chiede di ascoltarli davvero, senza pregiudizi e rancori; ci chiede di non essere troppo legati a ciò che è di nostra proprietà, perché prima o poi lo dovremo la-sciare. Ci chiede di prepararci alle «misure» del mondo di Dio, perché lì lui ci attende per l’eternità.

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15Febbraio
2025

Rallegratevi ed esultate – VI Domenica del Tempo Ordinario /C

15 Febbraio 2025
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Domenica 16 febbraio 2025 

In quale gruppo citato oggi dal Vangelo ci collocheremmo? Nei ricchi o nei poveri? Nei sazi o negli affamati? Tra quelli che ridono o quelli che piangono? Tra gli stimati o tra i disprezzati? Sembra che Gesù ribalti le categorie del mondo: guai ai primi, beati gli ultimi!
In realtà, Gesù ci mette in guardia: davvero pensate che la ricchezza materiale, la sazietà, l’allegria e l’onor del mondo siano la via della vita e della felicità? Non è così, dice ai suoi discepoli.

A volte è vero proprio il contrario. I poveri di cose sono molto più ricchi di forza, interiorità e generosità dei grandi possidenti. I sazi spesso hanno perso la volontà di cercare, di scoprire, di allargare gli orizzonti. Quelli che non hanno mai pianto non sapranno mai comprendere chi soffre. I profeti di un mondo buono sono stati insultati e disprezzati, ostacolati e perseguitati, al contrario di quelli falsi, osannati alla loro ascesa e giustiziati dalla storia.

Gesù parla del suo Regno, assicurato nel Paradiso, e in costruzione sulla terra. I suoi discepoli devono sapere che gli esseri umani cercano la tranquillità e la gioia, ma la corsa ai beni materiali e il possesso egoistico degli stessi sono fuorvianti. Pur essendo patologico cercare la croce, nessuno deve scoraggiarsi quando arriva, se è frutto della ricerca della verità e del bene. «Rallegratevi ed esultate» significa «fatevi forza» perché Dio è con voi e la beati-tudine non vi sfuggirà. Viceversa, potrebbe sfuggire a chi si è fida-to troppo di ciò che ha conquistato, se poi ha perso ciò che nella vita conta davvero: crescere, capire, amare.

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